martedì, aprile 26

Dell'amore e di altri demoni

Lei gli domandò in quei giorni se era vero, come dicevano le canzoni, che l'amore poteva tutto. "E' vero", le rispose lui, "ma farai bene a non crederci".


"Oh bel sembiante per mia sventura incontrato".
Lei non capì.
"E’ un verso del nonno della mia trisnonna" le spiegò lui. "Ha scritto tre egloghe, due elegie, cinque canzoni e quaranta sonetti. E quasi tutti per una portoghese senza grandi attrattive che non fu mai sua, in primo luogo perché lui era sposato, e in secondo perché lei si sposò con un altro e morì prima di lui".
"Frate pure lui?"
"Soldato" disse Cayetano.

Qualcosa si mosse nel cuore di Sierva Maria, perché volle riascoltare il verso. Lui lo ripeté, e questa volta proseguì, con voce intensa e bene articolata, fino all’ultimo dei quaranta sonetti del gentiluomo d’amore e armi, don Garcilaso de la Vega, morto nel fiore degli anni per una sassata in guerra. Quando ebbe finito, Cayetano prese la mano di Sierva Maria e se la posò sul cuore. Lei vi sentì dentro il fragore della sua bufera.
"Sono sempre così" disse lui.
E senza lasciare tempo al panico si liberò della materia torbida che gli impediva di vivere. Le confessò che non passava un istante senza pensare a lei, che tutto quanto mangiava e beveva aveva il sapore di lei, che la vita era lei a ogni ora e ovunque, come solo Dio aveva il diritto di esserlo, e che il godimento supremo del suo cuore sarebbe stato morire con lei. Continuò a parlarle senza guardarla, con la stessa fluidità e lo stesso calore con cui pregava, finché ebbe l’impressione che Sierva Maria si fosse addormentata. Ma era sveglia, con i suoi occhi di cerva impaurita fissi su di lui. Si azzardò solo a domandare:
"E adesso?"
"Adesso nulla" disse lui. "Mi basta che tu lo sappia."



Si rese conto che fluttuava sopra una nuvola personale dove nulla di questo mondo né dell’altro gli importava, a meno che si trattasse dell’immagine terrifica di Sierva Maria umiliata dal diavolo.
Fuggì nella biblioteca ma non riuscì a leggere.
Pregò con la fede esacerbata, cantò la canzone della tiorba, pianse con lacrime di olio bollente che gli arsero le viscere.
Aprì il fagottino di Sierva Maria e sistemò le cose una a una sopra il tavolo.
Le conobbe, le fiutò con un desiderio avido del corpo, le amò, e parlò con loro in esametri osceni, finché non ne potè più.
Allora si denudò il busto, prese dal tiretto del tavolo da lavoro la disciplina di ferro che non aveva mai osato toccare, e cominciò a flagellarsi con un odio insaziabile che non gli concesse tregua finché non ebbe estirpato dalle proprie viscere persino l’ultimo vestigio di Sierva Maria.
Il vescovo, che era rimasto ad aspettarlo, lo trovò che si rivoltolava in una fangaia di sangue e lacrime.
"E’ il demonio, padre mio" gli disse Delaura. "Il più terribile di tutti".



Penso che a volte non ci siano parole migliori per raccontare un libro come quelle del libro stesso, e per quanto mi riguarda questo vale soprattutto per i libri del García Márquez. Lui stesso, in questo libro, mette sulle labbra del medico Abrenuncio questo pensiero, dicendo: "Più la scrittura è trasparente e più la poesia è visibile"..niente di più vero. La scrittura di Márquez è fluida, trasparente, piena di realismo magico che caratterizza i suoi libri e li rende unici e, soprattutto, li piazza al primo posto nella classifica dei migliori autori di letteratura sud-americana. E' un bellissimo racconto, una leggenda, nata da una vera esperienza del giovane scrittore appena diventato giornalista; e lui stesso ce lo racconta nell'introduzione:
[..] La lapide schizzò via in pezzi al primo colpo della zappa, e una chioma viva di un color rame intenso si sparse fuori dalla cripta. Il capomastro volle estrarla intera con l'aiuto dei suoi operai, e più la tiravano e più sembrava lunga e abbondante, finchè non uscirono gli ultimi capelli ancora attaccati ad un cranio di ragazzina. Nella nicchia non rimasero che pochi ossicini minuti e dispersi, e sulla lapide di marmo corroso dal salnitro era leggibile solo un nome senza cognomi: Sierva María de Todos los Angeles. Dispiegata a terra, la chioma splendida era lunga ventidue metri e undici centimetri.

Il capomastro mi spiegò senza stupore che i capelli umani crescevano di un centimetro al mese anche dopo la morte, e ventidue metri gli sembrarono una buona media per duecento anni. A me, invece, non sembrò così comune, perché da bambino mia nonna mi raccontava la leggenda di una marchesina di dodici anni la cui chioma le strascicava appresso come la coda di un abito da sposa, che era morta di mal di rabbia in seguito al morso di un cane, e che era venerata nei paesi dei Caraibi per i suoi molti miracoli. L'idea che quella tomba potesse essere la sua fu la mia notizia di quel giorno, e l'origine di questo libro."


E' la storia del peggior male che sia mai esistito, l'Amore, misterioso, passionale, proibito, magico, a volte romantico ma mai sdolcinato..un amore impossibile tra una ragazzina di 12 anni e un prete di 36. Lei è Sierva María, creatura bellissima e trascurata dai genitori, che passa il suo tempo con gli schiavi di colore tanto da assimilarne usi, costumi e lingue, una piccola creatura che soffre di un muto dolore; lui è Cayetano Delaura, un uomo con idee chiare e decise, amante dei libri proibiti, un giovane gesuita che verrà sconvolto e colpito da un fatto che gli cambierà per sempre la vita: la trasmissione, da parte di una giovane vergine, del demone dell'amore..
Quando indugio a contemplare il mio stato e a guardar la strada in cui mi hai condotto, io finirò per abbandonarmi senza arte a chi saprà prendermi e finirmi..infine alle vostre mani sono venuto, dove so che mi toccherà morire, affinchè solo in me fosse provato quanto taglia una spada in un'arresa..

L’amore era un sentimento contro natura, che dannava due sconosciuti a una dipendenza meschina e insalubre, tanto più effimera quanto più intensa.


Titolo originale: Del amor y otros demonios
AutoreGabriel García Márquez (1927 - )
Anno: 1994
Data pubblicazione: 01/2003
Editore: Mondadori
Traduttore: A. Morino
Pagine: 201
ISBN: 8804386827
Voto: 4/5 stelle anobiiane



Una scena tratta dal film Del amor y otros demonios (Colombia - 2010)

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