lunedì, marzo 28

I vent'anni di Luz

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Titolo originale: A veinte años, Luz
Autore: Elsa Osorio (1952 - )
Anno: 1998
Data pubblicazione: 08/2002
Editore: Tea
Traduttore: R. Bovaia
Pagine: 355
ISBN: 9788850202362
Voto: 5/5 stelle anobiiane



Trama
È l'Argentina degli anni Settanta, quella sprofondata nel periodo buio della dittatura militare. In un campo di prigionia vicino a Buenos Aires, Liliana, una studentessa comunista, dà alla luce una bambina. La piccola, dopo la "scomparsa" della madre, viene affidata prima alla fidanzata di un sergente carceriere, e poi accolta dalla famiglia di uno dei responsabili della repressione. Vent'anni dopo, grazie all'affetto del marito, anch'egli figlio di un desaparecido, Luz ripercorre a ritroso la propria esistenza in un'intensa e frenetica indagine che la porterà a scoprire la sua vera identità. Una rivelazione che cambierà completamente il senso della sua vita.

Recensione

Luz, mi sono sempre chiamata Luz. E mi piace il mio nome. E' difficile venirlo a dire proprio a te, ma non tutto è stato brutto in questa vicenda, il mio nome, per esempio, Luz, luce. Mi sono ostinata a fare luce in questa storia di ombre, a sapere, cercare e cercare, senza misurare il rischio affettivo che avrebbe potuto comportare..
Siamo nell'Argentina degli anni Settanta, il periodo più buio della storia del paese che ancora vive nel terrore di un nuovo sprofondamento nelle ombre del passato. In un campo di prigionia, Liliana Ortiz, una studentessa comunista, arrestata e condannata a morte come sovversiva, partorisce una bambina. Prima di andare incontro al suo destino, la piccola viene affidata alle cure di Miriam, fidanzata di un sergente carceriere, ed in seguito alla figlia sterile di uno dei responsabili della repressione. Una desaparecida, una prostituta coraggiosa e di gran cuore, un aguzzino sadico e fedele al regime, una famiglia al potere oligarghico, un uomo confuso e triste, una ragazza alla ricerca della sua vera identità..sono tantissimi i personaggi che entrano in gioco in questo libro; le loro vite sono legate come anelli di una catena che si viene a formare pagina dopo pagina, anno dopo anno, che nel bene o nel male li legherà per sempre. I personaggi non sono, presumibilmente, reali, ma le loro storie purtroppo si. La loro storia è quella di un intero popolo che subì una delle repressioni più sanguinose e orribili, al fine di creare "una società più giusta"!

Non a caso ho scelto di iniziare a leggere questo libro il 24 Marzo. Infatti, in Argentina, il 24 Marzo è stato dichiarato Giorno nazionale della memoria per la Verità e la Giustizia, istituito dal parlamento nel 2002, con lo scopo di commemorare le vittime della dittatura militare nata con un golpe il 24 marzo del 1976. Oggi in Argentina non si lavora, è una giornata di lutto per ricordare i circa 30.000 desaparecidos, vittime della cosiddetta "guerra sporca".

In nome della sicurezza nazionale
migliaia e migliaia di esseri umani
quasi sempre giovani o adolescenti
passarono a costituire una categoria spaventosa:
quella dei desaparecidos!
Tolti di mezzo con la forza
cessarono di avere una presenza civile.
Chi li aveva sequestrati? Perchè? Dove si trovavano?
Queste domande non ottenevano mai una risposta.
Le autorità non avevano sentito parlare di loro;
non si trovavano nelle celle delle carceri;
la giustizia li ignorava;
gli "habeas corpus" non ricevevano nessuna risposta.
Attorno a loro si creava un abominevole cerchio di silenzio.
(dal Prologo del Rapporto ufficiale del CONADEP - Nunca Mas)

E' una storia commovente, che fa piangere per i momenti terribilmente drammatici, come i racconti di Liliana a Miriam, ma che lascia anche spazio a lacrime di gioia, quelle che fanno credere che la speranza di salvezza non sia solo un'illusione, alternando anche momenti di gelida rabbia con atti di eroismo. Il romanzo è raccontato al presente, è il racconto della stessa Luz durante il viaggio a Madrid, costruito in forma di dialogo tra padre e figlia, presentando però lunghissimi flash back durante i quali ci racconta i suoi vent'anni di dolore, gioia, ricerca; Luz non è l'unica narratrice, ogni personaggio si fa da narratore a turno..l'autrice non ci lascia solo le loro parole ma ci fa entrare anche nei loro pensieri: leggiamo la paura di Miriam nei suoi stessi occhi, come se l'avessimo davanti, la voglia di vendetta del Bestia, il dolore di Eduardo e anche di Carlos, entrambi padri privati della loro paternità, Ramiro, il marito innamorato nonchè fedele amico di Luz, Mariana, la figlia di papà che non vede perchè non vuole vedere (come gran parte degli argentini che non furono direttamente coinvolti nella desapariciόn). Questo libro ha il pregio di fondere insieme il dramma politico, la tensione di un giallo e la forza dei sentimenti, un insieme che ci tiene incollati dall'inizio alla fine, con il fazzoletto sempre a portata di mano!
«Non ti sembra che se eravate così impegnati a giocare alla rivoluzione avreste potuto chiedervi se avevate il diritto a esporre il figlio che desideravate a simili situazioni, a sparire, come è successo a voi, a farsi rubare la propria identità? Quei bambini non hanno avuto l'opportunità di scegliere in funzione di quale ideologia correre un simile rischio, come hanno fatto i loro genitori. Siete stati voi a imporglielo» e il rancore scintillò nello sguardo di Luz. «Questo rispondeva forse alla morale rivoluzionaria o piuttosto al più puro egoismo?»

«Quando ti parlo di morale Luz...e poi non potevamo immaginare, come potevamo immaginare che...»

«Fatto sta che uno di questi bambini» lo interruppe Luz, «oggi potrebbe dire: sono stati loro, gli assassini, a farmi sparire, ma i miei genitori per primi mi hanno esposto al terribile destino di essere un desaparecido...vivo.»
Nell’ ottica della strategia repressiva e di salvaguardia dei valori cristiani, i bambini venivano strappati dalle loro famiglie per essere affidati ad altre che avevano il compito di salvarli. Si stima siano circa 500 i bambini illegalmente adottati negli anni della dittatura. Se le donne sequestrate erano incinte allora le si lasciava portare a termine la gravidanza, dando loro un po’ più di cibo, e lasciate partorire solitamente sul pavimento delle celle o su tavolacci luridi assistite da medici militari e da infermieri. Ci sono testimonianza agghiaccianti di infermieri degli ospedali militari che raccontano di aver visto arrivare le detenute dai Centri di Detenzione Clandestina in pieno travaglio, buttate su barelle dove partorivano e poi trascinate via per essere definitivamente soppresse. I bambini venivano dati a coppie che attendevano nella stessa clinica la fine del parto.


Questa penoso argomento è stato affrontato dalle straordinarie Abuelas de Plaza de  Mayo (nonne di piazza di Maggio) che con costanza e discrezione hanno portato avanti una lotta che dura ormai da 30 anni. Queste donne, attraverso i racconti dei sopravissuti, hanno saputo che i loro nipoti erano nati nei Centri di Detenzione o nelle cliniche private di Buenos Aires. Attraverso le denunce e con un lungo e paziente lavoro di ricostruzione, sono riuscite a registrare 172 sottrazioni di neonati. Queste donne sono riuscite a trasformare il dolore per la desapariciòn dei loro figli  in una lotta pacifista e legale per la difesa dei diritti umani.


Una scena dal film HIJOS di Marco Bechis



(fonti: Rapporto del Nunca Mas)

mercoledì, marzo 23

Il libro dei gatti tuttofare

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Titolo originale: Old possum's book of pratical cats
Autore: Thomas Stearns Eliot (1888 - 1965)
Anno: 1939
Data pubblicazione: 05/2001
Editore: Bompiani
Traduttore: R. Senesi
Pagine: 160
ISBN: 9788845248900
Voto: 4/5 stelle anobiiane



Trama
Uno squisito gioco letterario di uno dei maggiori poeti del nostro tempo. Una raccolta di poesie dedicate all'idea del gatto e alle sue elusive incarnazioni. Le poesie erano in realtà inizialmente lettere che il poeta scriveva ai suoi nipotini e che vennero poi successivamente pubblicate.

Recensione


È una faccenda difficile mettere il nome ai gatti; niente che abbia a che vedere, infatti, con i soliti giochi di fine settimana. Potete anche pensare, a prima vista, che io sia matto come un cappellaio, eppure, a conti fatti, vi assicuro che un gatto deve avere in lista tre nomi differenti.
"Questo libro sui gatti," scrive Tadini, "è un libro sui nomi". Il nome dei gatti è il pezzo forte della raccolta, non a caso infatti è la poesia che la apre. Perchè tre? Il primo è il nome a scopo familiare, quello che potrà essere usato quotidianamente; il secondo è un nome più dignitoso, che gli permette di mettere in mostra i baffi, mantenere la coda perpendicolare e sentirsi orgoglioso; infine il terzo, e più importante nome, il Nome appunto, quello che l'uomo non potrà mai indovinare ma che il Gatto conosce:

Quando vedete un gatto in profonda meditazione, la ragione, credetemi, è sempre la stessa: ha la mente perduta in rapimento ed in contemplazione del pensiero, del pensiero, del pensiero del suo nome: del suo ineffabile, effabile, effineffabile, profondo, inscrutabile ed unico NOME.
Eliot ci tiene molto a questa felina psicologia, e non a caso sceglie certi nomi, tra i più insoliti e originali, per i suoi individui gatteschi, che Senesi si è divertito a tradurre in modi altrettanto disparati! Abbiamo, tanto per dirne qualcuno, Pelastinco Rotella de' Binario (Skimbleshanks), Brunero (Macavity), Gattatràc e Gattafascio (Mungojerrie e Rumpleteazer), Gianna Macchiamatta (Jennyanydots), Tiremmolla (Rum Tum Tugger)..uno meglio dell'altro, senza dubbio! Questi Gatti Gattiginosi (o Jellicle Cats) non sono semplici gatti, ma sono veri e propri personaggi dai caratteri più diversi e particolari: sono gatti singolari, bizzari, energici, ma sono anche maghi, ferrovieri, don giovanni, leaders, casalinghe, ladri e curtigghiare du' paise (come si dice dalle mie parti)..una vera e propria comunità di persone "pelose"!

Da questo libro è stato tratto, nel 1981, un musical che ha avuto un successo inenarrabile, ovviamente scritto dal grande Andrew Lloyd Webber. Egli ha musicato tutte le poesie della raccolta per costruire la storia del musical, oltre a materiale inedito che gli ha permesso di allargare il cerchio dei personaggi. All'inzio mi ha lasciato perplessa, infatti, il non trovare Grizabella tra le poesie di questa raccolta, mentre poi ho scoperto, con mia gran sorpresa, che ella non è un personaggio inventato dallo stesso Lloyd Webber, ma bensì la protagonista di una poesia inedita di Eliot intitolata, per l'appunto, Grizabella The Glamour Cat. Anche le poche righe di questa poesia furono la fonte per creare quella che era stata la gatta più bella, dalla vita sfrenata e frivola anche, e che adesso, vecchia e malandata, è respinta da tutti:

She haunted many a low resort
Near the grimy road of Tottenham Court;
She flitted about the No Man’s Land
From The Rising Sun to The Friend at Hand.
And the postman sighed, as he scratched his head:
“You’d really ha’ thought she’d ought to be dead
And who would ever suppose that that
Was Grizabella, the Glamour Cat!”
Allo stesso tempo, la canzone Memory, la canzone più bella che sia mai stata scritta per un musical a mio parere, è stata scritta da Trevor Nunn che si è ispirato ad un'altra poesia di Eliot, anch'essa meno conosciuta, ovvero Rapsodia su una notte di vento (cliccando qui potete leggere il testo originale)

Una scena dal MUSICAL


venerdì, marzo 11

Quando Dio ballava il tango

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Titolo: Quando Dio ballava il tanto
Autore: Laura Pariani
Anno: 2004
Data pubblicazione: 05/2004
Editore: BUR - Biblioteca Univ. Rizzoli
Pagine: 303
ISBN: 9788817001809
Voto: 5/5 stelle anobiiane



Trama
Un grande affresco argentino che attraversa gli avvenimenti di un secolo intero: gli scioperi della Patagonia negli anni Venti, la mattanza degli Indios, la morte di Evita, il terrore durante la giunta militare, i mondiali del 1978, il tracollo economico del 2001. Un romanzo di emigrazione, vista dalla parte delle donne, quelle che partono coi loro uomini, quelle che rimangono ad attenderli, quelle che riempiono la vita degli uomini soli di là del mare sapendo di non potersi aspettare nulla.

Recensione
Ma adesso è ancora qui e, nel silenzio di quest'alba chiara, vuole ancora pensare a Giordano mentre suona al violoncello un allegro tangabile. Sentendo che col rosa del cielo la vita si ricompone - nei suoi occhi, altri occhi, che contano i tredici colori necessari per fare una buona mattina - mentre tangheggiando Dio fa la sua entrata nel nuovo giorno con un volteggio da ballerino consumato.
Un libro di storie: storie di fatica, di speranza, di attesa spesso vana, di amore e soprattutto di nostalgia. Sedici donne, sei famiglie, storie e memorie che s'intrecciano fra loro, per sangue o fatalità. Non è un libro sul tango, ma è una metafora musicale usata per rappresentare la danza della vita, per la quale Dio è il musicador e gli uomini e le donne sono i ballerini che si muovono in una plaza, nel momento in cui le ombre già soccombono alla luce. Il tango di queste donne, volendolo tradurre in movenze e cadenze, è malinconico, doloroso, sensuale e appassionante. Sono donne che si raccontano abbracciando un intero secolo di storia, dal 1887, anno in cui Catterina Cerutti, la più anziana nel romanzo, emigra in Argentina dall'Italia, al 2001, quando Corazόn Bellati, la più giovane, ritorna in Argentina dopo esserne fuggita dal '78. Sono donne italiane, la maggior parte emigrate con la famiglia in America Latina in cerca di lavoro e fortuna; sono donne lasciate a casa, che passano le giornate ad aspettare quelle lettere o cartoline che diventano sempre più rare; sono donne che hanno scelto coraggiosamente di seguire i loro mariti e compagni pur di far nascere i loro figli e dargli una casa; sono ragazze-madri con un destino inesorabilmente segnato; sono spettatrici del dramma dei desaparecidos: mogli degli ufficiali, madri, fidanzate, sorelle o figle degli arrestati, o entrambe le cose. Sono donne che desiderano felicità e libertà, che cercano riparo nei ricordi, che sognano di far ritorno nella terra dei loro padri..perchè essere donna non è facile in Argentina, nel continente desaparecido, quando non sai tenere il passo del tango della vita e non sai correre dietro i tuoi sogni..

E’ la musica della Maria de Buenos Aires di Piazzolla, e la voce della cantante racconta il dolore di una creatura nata quando Dio voltava la testa dall’altra parte; uno dei tanti modi di dire dialettali che gli emigranti si sono portati dietro in Argentina dall’Italia. Corazòn si lascia andare, come le diceva di fare Giordano ascoltando un brano musicale: per sentire nelle note la vibrazione di vite che ci stanno nascoste, cifrate in un giro di accordi. Ecco, questa opera-tango di Piazzolla può servire a evocare le storie in cui si è imbattuta in questi mesi: donne che tiravan fuori fotografie di padri, mariti, amanti, figli; visi di uomini che ancora dai loro ritratti sorridevano, perchè la loro scomparsa – morte, abbandono, fuga – li bloccava in un attimo di giovinezza che sarebbe durata per sempre, mentre loro, le donne, le penelopi, erano invecchiate; ulissi che chissà se qualche volta avevano avuto il sospetto che l’amore delle loro spose era tanto più grande.
[...]

Le loro storie raccontano una telaragna di rapporti parentali in cui si sente profondamente immersa; chè Corazòn non è certo la Maria de Buenos Aires, abbandonata a se stessa perchè nata mentre Dio dormiva: piuttosto si potrebbe dire che Corazòn è venuta al mondo nel momento in cui alla radio suonavano un tango – un’ampia e inestricabile orchestrazione capace di comprendere tutti i tanghi possibili – e a Dio venne voglia di ballare una figura complicata.