venerdì, marzo 29

La chiave del tempo

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Titolo originale: Juliet
Autore: Anne Fortier
Anno: 2010
Data pubblicazione: 04/2011
Editore: Sperling Paperback
Traduttore: N. Grill
Pagine: 576
ISBN: 9788860617101
Voto: 5/5 stelle anobiiane 

Trama

Alla morte di zia Rose, Julie riceve in eredità una misteriosa lettera: "Vai a Siena. Questa è la chiave di una cassetta di sicurezza. Tua madre l'aveva in tasca quando è morta". Julie non può far altro che partire, spinta dal bisogno di saperne di più. Nella cassetta, però, non trova risposte, ma solo un taccuino logoro, un albero genealogico e una vecchia copia di Romeo e Giulietta. Indizi che la portano a ricostruire una tragedia realmente accaduta a Siena nel 1340: quella di Romeo Marescotti e Giulietta Tolomei. La stessa tragedia che ispirò l'immortale capolavoro di Shakespeare e che, in un appassionante alternarsi di presente e passato, Anne Fortier riporta in vita, legando alla vicenda dei celebri amanti il sorprendente destino della sua indimenticabile protagonista.

Recensione

It's what we call a dolce pazzia..a sweet madness. Once you feel it, you will never want to leave it.
"Tutte le storie iniziano allo stesso modo, non c'è niente di nuovo sotto la Luna: affinché una stella si spenga, un'altra deve illuminarsi"..così recita il prologo del musical di Roméo et Juliette; così sembra cominciare anche la storia d'amore forse più celebre al mondo. 
Parlando di Shakespeare due punti sono fondamentali per capire il significato delle sue opere: 1) il discorso - vecchio come il mondo - riguardo la vera paternità delle opere, ovvero chi potrebbe essere il vero nome nascosto dietro quello che sembra essere solo un semplice attore analfabeta chiamato Will Shakespeare; 2) da dove/chi le suddette opere traggono davvero ispirazione. Il secondo, per l'appunto, segna la fase di partenza della ricerca condotta da Anne Fortier e dalla madre Birgit Malling Eriksen.

Il libro si divide in due parti: il racconto che si svolge ai giorni nostri e quello nella Siena del 1340. Ai giorni c'è Julie Jacobs, donna instabile che non sa programmare la sua vita se non di settimana in settimana, si sposta di continuo in giro per gli States, ha scelto di non avere un posto fisso per paura di non portare a termine un progetto fino alla fine; l'unica sua occupazione è gestire un campo studio dedicato a Shakespeare per ragazzini durante l'estate. E' intelligente e perspicace, generosa e buona, ma spesso e volentieri si lascia deridere dalla sorella gemella Janice, esatto opposto caratterialmente, che non perde occasione di metterla in imbarazzo e farla chiudere nel suo guscio. Ovviamente adora Shakespeare e la storia di Romeo e Giulietta sopra ogni altra cosa. Alla morte della zia, la giovane viene a sapere di una strana eredità che si trova a Siena, lasciatale dalla madre, e decide di prender parte alla più grande avventura della sua vita, spinta sempre più nel mondo delle ombre fino a giungere a terribili segreti che le cambieranno la vita..

Nella Siena del 1340, invece, due famiglie combattono da generazioni per il potere e la supremazia sulla città: i Tolomei e i Salimbeni. Il loro è un odio cieco, senza riserve e senza tregue..così feroce a portare ad una guerra civile tra senesi, così crudele da spargere sangue nella casa del nemico uccidendolo nel sonno. E' questa la triste sorte che tocca Giulietta e Giannozza, della famiglia Tolomei, sorelle gemelle e uniche sopravvissute al terribile massacro che ha colpito la loro casata; in particolare Giulietta viene salvata dal suo caro amico Frate Lorenzo che, fingendo di dover riportare le spoglie di un monaco morto in città, riesce a farla entrare a Siena dalla campagna per affidarla alla protezione dello zio. Si dice essa sia di una bellezza rara, caratterizzata soprattutto dai grandi occhi blu e luminosi come rubini. Tuttavia il loro cammino verso la città viene ostacolato dai Salimbeni stessi, i quali dichiarano di detenere il potere in città e di non poter lasciare passare nessuno senza un pegno; ma la loro opposizione è bloccata da un altro gruppo di giovani uomini, capeggiato da Romeo della famiglia Marescotti, che aiuterà il monaco e la ragazza a fuggire. Credendo che la ragazza nascosta nella bara fosse davvero morta, Romeo, conosciuto come donnaiolo e non esattamente il ritratto della pudicizia, viene preso dallo sconforto profondo, essendo convinto, dopo un solo sguardo, che quella donna poteva essere il suo vero amore. Una volta scoperto che la giovane non è realmente morta, dopo un incontro in casa Tolomei durante un ballo, Giulietta - la quale in principio crede di potersi servire di Romeo solo per vendetta contro i Salimbeni - s'innamorata perdutamente di lui e vorrebbe tanto sposarlo. Ma lo zio l'ha già promessa al Signor Salimbeni, come sigillo da riporre sulla futura pace tra le due famiglie..
...and whether or not we had now paid our dues, he was my blessing, and I was his...
La storia dei Romeo e Giulietta senesi, così come quella dei loro alter-ego moderni, è a dir poco commovente ed intrigante allo stesso tempo. Quella ricostruita dall'autrice - la quale, che io sappia, non fu esattamente la prima a parlare di questa vicenda, ma di sicuro la prima a riportarla alla luce - emana un fascino incredibile, uno di quelli che, una volta entrati nel vivo della trama, ti tiene incollato alle pagine e ti convince a continuare a girarle senza sosta per il bramoso desiderio di sapere cosa succederà dopo. 

Gli avvenimenti ripresi da Shakespeare, si dice, sarebbero stati volutamente cambiati per evitare qualsiasi richiamo alla reale tragedia avvenuta poco più di un secolo prima: cambia la città, cambiano i nomi, cambiano in parte i sentimenti e le azioni dei protagonisti; qui non sempre troviamo le parole e l'atmosfera romantiche del Bardo, ma cioè non fa altro che esaltare la durezza degli eventi medievali, costringendoci, comunque, ad andare avanti con un fazzoletto stretto tra le mani fino alla fine.

Personalmente dico che un libro non aveva questo effetto su di me da parecchio tempo; sarà che amo come Julie (sarà il nome?) la storia di Romeo e Giulietta, o magari sarà la forza della trama incalzante che non mi faceva staccare gli occhi fino alle tre di notte, o forse ancora sarà la capacità della Fortier e il fondamento delle sue fonti a farmi desiderare di arrivare subito alla fine per sapere la verità e lasciarmi sospirando tristemente per averlo finito troppo presto. Sta di fatto che ho divorato quasi 600 pagine in soli tre giorni e non riesco a smettere di consigliarlo a tutti, non solo agli amanti di Shakespeare. 
La scrittura della Fortier è coinvolgente ed è visibile quanto sia stata ben studiata nei termini, quantomeno dalla traduttrice italiana (ho ordinato la versione originale per verificare quella di lei stessa): il linguaggio medievale - eccetto la presenza di moderne parolacce - è ben curato e appropriato, così come quello moderno che presenta termini volutamente arcaici o poco usati, come per ricostruire nell'immaginario del lettore l'atmosfera della Siena di ieri ed oggi, preservandone e risaltandone soprattutto il suo fascino di città ancora fortemente ancorata al passato, e mostrandone, inoltre, tutta la sua stuzzicante bellezza.

Interessante fare anche un paragone tra le due città sfondo della tragedia amorosa: Siena e Verona. Sembra quasi fatto di proposito la scelta di Siena dove, tutt'ora, la città è divisa in zone e contrade contraddistinte dagli stemmi delle casate più longeve che ancora sopravvivono..riferimento già di base "appropriato" a ciò che accadde, al contrario di Verona che lo divenne per l'immaginario comune - il motivo della scelta del Bardo non si sa, se non, come si dice in giro, per una lontana origine da parte di madre o per un semplice amore per la città. 
In breve, tutta la narrazione condotta e raccontata egregiamente dalla Fortier - quasi come fosse una favola letta prima di addormentarsi - fanno sì che non si possa più leggere la storia di Romeo e Giulietta come si è sempre fatto..almeno, io di sicuro non ci riuscirò più. E, in qualche modo, ne sono anche davvero felice.

Parlando con la scrittrice stessa tramite Facebook, inoltre, ho scoperto che si sta lavorando anche alla realizzazione di un film; attualmente pare ci sia solo la sceneggiatura pronta, ma che presto si avranno nuove notizie a riguardo. Questo libro mi ha lasciato talmente emozionata e felice che, appena finito, avevo subito voglia di rileggerlo - ed ora non vedo nemmeno l'ora di vedere come sarà il film (n.b.: l'autrice ha dichiarato che le piacerebbe Raoul Bova come Alessandro, o forse addirittura che la cosa potrebbe essere già ufficiale. La scelta non mi sembra del tutto appropriata, ma il personaggio l'ha creato lei, ergo..). Speriamo, come ogni caso di libro adattato al cinema, che non deluda le aspettative e non uccida il bel ricordo che il libro lascia indelebilmente nel cuore.

Per concludere e convincervi del tutto, v'invito a seguire un bellissimo itinerario storico-letterario, tracciato personalmente dall'autrice sul suo sito, nella Siena dei giorni nostri con i suoi incantevoli richiami all'antico, passeggiando ed esplorando anche i luoghi più intimi e segreti che il libro presenta --> tour.
“If you let go of me now,” I whispered, stretching against him, “it could be another six hundred years before you find me again. Are you willing to take that risk?” 


mercoledì, marzo 20

Qualità o Quantità?

Oggi parliamo di musicals (...che novità!).


Parliamo di Romeo e Giulietta - giusto perché di solito non parlo d'altro. :')
Uno tra i miei primi amori musicali è stato Roméo et Juliette, scritto e musicato da Gérard Presgurvic, che dal 2001 ha fatto il giro del mondo - non solo come tour della produzione originale francese, ma anche, e soprattutto, come traduzione (giusto per citarne qualcuna, è stato tradotto anche in lingue come il coreano, l'ungherese, olandese, rumeno, oltre alle principali lingue europee e tante altre ancora). In Italia la prima traduzione è stata presentata..IERI. Non ci dovrebbe più stupire: gli italiani sono sempre gli ultimi nel campo del teatro musicale. R&J è solo uno dei tanti nomi sulla lista infinita di musical tradotti in tutto il mondo, eccetto in italiano..ma in questo caso non possiamo far altro che far valere il detto "Meglio tardi che mai".

Citiamo anche il fatto che molti non lo fanno (o credono che non si faccia per questo motivo..o forse ci sperano?) perché si ha una terribile paura delle traduzioni italiane. In tutto il mondo la parola chiave è rispetto per il lavoro originale, e di conseguenza delle aspettative del pubblico che, conoscendo la versione originale, sperano fortemente che la traduzione non venga stravolta, tenendo anche presente che ogni produzione vuole lasciare la sua "impronta" e distinguersi a modo proprio.
....Gli italiani hanno un concetto tutto loro anche di originalità (senza offesa, eh!).
Qualcuno però dovrebbe far santo Vincenzo Incenzo! Quando hanno pubblicato il video della presentazione di Romeo e Giulietta - Ama e cambia il mondo ieri mattina, avevo la pelle d'oca, un pò per l'emozione e un pò per la paura di quello che avremmo sentito. Hanno cantato solo cinque tra le più famose canzoni, ma dire che sono soddisfatta della traduzione è dire poco: non stravolge il senso originale, non ci sono assurde rime come in altre produzioni (..*tossisce* vedi Cocciante... *tossisce*), speriamo non ci siano nemmeno tagli di canzoni minori come avvenuto in altre produzioni.

Ma sto divagando! Vi starete chiedendo cosa c'entra il titolo del post con tutto questo..quindi arriviamo al punto.

La nuova produzione di R&J a teatro non è l'unica novità riguardante i due giovani amanti di Verona, famosi in tutto il mondo: da circa un anno circola anche la notizia di un nuovo film di prossima uscita! Per la regia di Carlo Carlei, il nuovo film (che pare - e sottolineo pare - d'impostazione fedele al libro, ergo non moderno come quello del '96 con Leonardo di Caprio e Claire Danes, ma più simile a quello di Zeffirelli) si sta facendo desiderare con non poca eccitazione da parte dei fan del fandom. Fino a qualche mese fa circolava la notizia che sarebbe uscito ad inizio del 2013, ma ancora oggi non ci sono novità a riguardo; su Tumblr è come la corsa all'oro, chi pubblica una nuova foto dal set scatena l'eccitazione generale e la speranza che manchi poco, quando in realtà non c'è un minimo accenno ad una data ufficiale.

Il punto della mia riflessione parte da queste due foto:


Nella prima foto Hailee Steinfeld (16) e Douglas Booth (20) protagonisti del film di Carlei; nella seconda Davide Merlini (20) e Giulia Luzi (19) protagonisti del musical Presgurvic in Italia. Tra parentesi, a scanso di equivoci, sono indicate le loro attuali età. La mia riflessione espressa nel titolo parte dalla domanda che è cominciata subito a girare in entrambi i casi, parlando dei protagonisti: "Ma non saranno troppo giovani?". Ed è proprio qua che cadono tutti nel tranello!

Nell'opera Shakespeariana si parla di due giovani amanti, lui di circa 16 anni e lei appena 13, ma in tutte le edizioni di Romeo e Giulietta (che fossero film, musical, tragedie, o quant'altro) sono sempre stati rappresentati da attori e attrici molto più grandi, che si mostravano - più o meno - più giovani rispetto l'età anagrafica. Ciò ha fatto sì che nell'immaginario comune, e non solo, si contasse più sulla qualità dell'attore/attrice e non sulla quantità dei loro anni, lasciando tutti interdetti quando il valore delle due cose viene ribaltato. Eterno dubbio, ergo, diventa: quale delle due dovrebbe prevalere? Quale ha più diritto sull'altra?

La prima Juliette del musical, la favolosa Cécilia Cara aveva appena 17 anni quando prese parte al progetto ma mostrava già una voce portentosa e sublime, così come Damien Sargue che ne aveva 20 (che quell'uomo, a mio parere, abbia bevuto un elisir di eterna giovinezza poi è un altro conto); al contrario l'attuale Juliette della produzione/tour francese Joy Esther ha preso il ruolo a 22 anni, mostrando il corpo di una donna con la voce da bambina (..de gustibus), e continua tutt'ora che ne ha 28. Anche Claire Danes nel film di Luhrmann ne aveva soltanto 17, mentre Leonardo di Caprio già 22. I più vicini, però, ai personaggi originali rimangono Leonard Whiting e Olivia Hussey del film di Zeffirelli che avevano, rispettivamente 17 e 16 anni..non c'è da stupirsi che quasi tutti li considerino i veri Romeo e Giulietta, oltre per la perfezione con la quale incarnano i due giovani e la loro grande passione.

Dando uno sguardo a tutte le altre versioni del musical, eccetto, per esempio, nella versione austriaca, i due protagonisti oscillano tra i 25 e i 30 anni. Gli stessi protogonisti del 2001 in Francia, tutt'ora presenti (chi andato via da poco, chi viene dal revival del 2010), sono sui 30 anni, /ri/chiamati, naturalmente, per dare una continuità al pubblico che li ha tanto amati nei primi anni. E lì la riflessione affonda il coltello nella famigerata piaga: continuità per qualità o novità per quantità? Quale sarebbe la strada giusta da seguire? 
Ho volutamente escluso il punto sul talento, al di là dell'età..la mia riflessione verte sulla presenza del personaggio in scena - conseiderando, quindi, soprattutto la sua fedeltà al personaggio originale del libro o di quel che sia - (punto sul quale sono diventata particolarmente sensibile dopo quasi due anni di Roleplaying - lo confesso!).

Opinioni?

mercoledì, gennaio 30

C'erano volte in cui..

Qualche minuto fa, mentre mettevo ordine in camera, ho aperto un armadio dove di solito conservo le borse per metterne due che stavano da un pò poggiate su una sedia, e l'ho vista...

C'erano giorni come quelli di fine marzo del 2005, quando si seppe che Papa Giovanni Paolo II era in agonia, che guardavo i giornali ogni pomeriggio ed a fine giornata, quando ero sicura che entrambi i miei genitori avevano finito di leggere, tagliavo gli articoli che parlavano di lui e li conservavo in una vecchia valigia rosa che mi era stata regalata da piccola per non lasciarli in giro - non v'era una profonda ragione, eccetto il fatto che fossi realmente dispiaciuta della sua dipartita. Questo rituale si ripeté ogni giorno per circa due mesi o poco più, ma anche quando smisi con questo continuai a raccogliere tutto quello che m'interessava quasi maniacalmente, per paura che con il tempo si sarebbe perso e non l'avrei più ritrovato quando e se mi fosse venuta voglia di rivederlo. Inutile dire che da anni mi ritrovo con scatole piene di fogli, articoli, foto, disegni, volantini pubblicitari, quaderni di pensieri e quant'altro..tutte cose che non guardo quasi mai, ma che so dove trovare se per caso il pensiero mi torna a loro.

C'erano volte in cui entravo in libreria senza cercare nulla in particolare, ma per guardare soltanto e sentirmi felice in mezzo ai libri.
C'erano volte in cui guardavo fuori dalla finestra e sognavo di essere altrove.
C'erano volte in cui mi bastava un "no" per perdere la speranza e la voglia di lottare per quello che volevo.
C'erano volte in cui venivo rimproverata per stare tutto il pomeriggio chiusa in camera e davanti al computer, ma nemmeno ci facevo caso perché avevo passato tutto il pomeriggio a scrivere per piacere o parlare con qualcuno che mi faceva sorridere.
C'erano volte in cui spendevo tutta la mia paghetta settimanale per comprare un libro ogni sabato mattina, pur non essendo certa di quando l'avrei letto.
C'erano volte in cui nemmeno un libro riusciva a tirarmi su, per quanto ero arrabbiata.
C'erano volte in cui piangevo davanti il computer, con persone mai viste in carne ed ossa che stavano lì ad ascoltarmi e suggerirmi parole di conforto.

C'erano quelle volte, finché non arrivò la svolta..
Quando un giorno mio padre tornò a casa con una brochure della Scuola Librai e mi si aprì un mondo. Nell'ultimo anno ci sono state, allora, nuove conoscenze, nuovi punti di vista, nuovi dialetti da capire, nuovi editori da conoscere, nuovi autori da scoprire, nuovi segreti del mestiere da imparare, nuovi momenti di rabbia e voglia di mandare tutto a quel paese e, soprattutto, nuove esperienze.
E non importa come sia finita, perché in un anno sono cambiata e cresciuta più di quanto avessi mai potuto immaginare quando è iniziata quest'avventura. Ho viaggiato per tutto il paese - da sola, per altro -, mi sono fatta in quattro per far del mio meglio come tirocinante, ho provato l'esperienza di avere delle coinquiline in casa, ho vissuto completamente da sola, ho vissuto tre mesi nella città che sognavo da tanto, mi sono innamorata..
Sono tornata, ho fatto il periodo natalizio in una libreria indipendente aspettando che mi richiamassero dov'ero stata prima, dove ho trovato persone fantastiche, ma /ancora/ niente. Ho rinunciato a continuare in quella piccola libreria perché per quanta passione possa avere ho anche bisogno di soldi - che lì non avrei ricevuto -..soldi per seguire un altro sogno che mi aspetta la, per continuare quella vita nuova, lontana da casa, ma che mi eccitava da morire e mi faceva sentire bene come non mi ero mai sentita in 22 anni.

E poi oggi pomeriggio l'ho rivista..quella valigia rosa, e subito la mia mente è tornata a quel 2 Aprile del 2005 quando mi nascosi, dopo aver sentito la notizia, per non farmi vedere in lacrime. E rivedendo adesso quella valigia ho pensato a tutte le cose che mi sono lasciata indietro, cose alle quali tenevo molto o meno anche, e a quanto ne sentivo la mancanza..

Ed in attesa che il sogno possa continuare, soffio via un pò di polvere giacente su questo mio spazietto virtuale, per il quale avevo grandissimi progetti quando lo creai..chissà che non ne riesca a mantenere almeno qualcuno nell'attesa, confidando nella pazienza di chi continuerà a leggere..




lunedì, dicembre 12

Opere moderne a teatro..favorevoli o contrari?

Evito di ripetere le solite cose sul fatto che mi dispiace da morire lasciare troppo spesso questo spazio abbandonato..è sempre nel mio cuore nonostante tutto, credetemi, e non ho intenzione di eliminarlo solo per la mia incostanza - con lui morirebbe una grande parte di me, anche se appare spesso silenziosa a voi "pubblico dei miei pensieri". Passiamo alle cose importanti. Questa volta vi propongo un argomento diverso dai libri, un'altra mia grande passione a cui faccio - come avrete notato - sempre e comunque riferimento in qualche modo, ma adesso sarà un discorso dedicato esclusivamente a questo: si, sto parlando dei miei amati musical!


L'altro giorno m'è ritornata alla mente una vecchia riflessione, che ho potuto costatare "dal vivo" soltanto negli ultimi due giorni. Ogni tanto qualcosa di carino viene rappresentato anche in questa città - incredibile, ma vero! - per cui questo week-end ho avuto la possibilità di vedere due musical a teatro; non due qualunque, ma due grandi opere..letterarie: I promessi Sposi (con il libretto di Gianmario Pagano) e La Divina Commedia (libretto di Michele Guardì). Più di una persona ha storto il naso quando ho detto cosa andavo a vedere a teatro: trattasi, appunto, di opere letterarie portate a teatro, ma non come semplice drammi ma come Musical! Impensabile? Impossibile? Inconcepibile?


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I PROMESSI SPOSI - OPERA MODERNA


Cast
Lucia: Noemi Smorra
Renzo: Graziano Galatone
Don Rodrigo: Giò di Tonno
Don Abbondio: Antonio Mameli
L'Innominato: Vittorio Matteucci
La Monaca di Monza: Lola Ponce
Fra' Cristoforo/Cardinale Borromeo: Christian Gravina
Agnese: Paola Lavini


Dieci protagonisti, dieci comprimari, quaranta ballerini, coro di quaranta persone che cantano dal vivo sulle basi di una grande orchestra sinfonica; una spettacolare scenografia con tre grandi palcoscenici ruotanti su un fronte di quaranta metri, costumi e scenografie da grande teatro musicale. Con questi elementi viene proposto uno Spettacolo che celebra il più grande romanzo italiano con continui rilanci all'attualità dei temi affrontati nel testo originale. Il mondo dei Promessi Sposi ripropone le eterne questioni dell'Amore, del Potere, della Giustizia, della Fede.
Così viene presentata l'Opera - riferendosi, naturalmente, all'allestimento originale (qui non abbiamo di certo quaranta metri di palcoscenico dove poter rappresentare una cosa del genere!); ho inoltre segnato qui il cast originale, rimasto quasi del tutto invariato eccetto in qualche caso, come Lola Ponce sostituita da Rosalia Misseri. Voci meravigliose, da esperta (e conoscente degli attori in questione) direi che l'opera sia stata scritta per QUELLE voci, non come tipo di tonalità ma proprio come attori: indimenticabili, infatti, Graziano Galatone, Giò di Tonno e Vittorio Matteucci dopo Notre Dame de Paris..chi meglio di loro e delle loro magnifiche voci poteva interpretare personaggi come Renzo, Don Rodrigo e L'Innominato? Voci che ti fanno sciogliere se legate ad altre magnificenze tonali come quelle di Christian Gravina e Rosalia Misseri.


La prima volta che vivi l'opera non rimasi del tutto convinta, probabilmente non mi convinse la diretta fatta su Rai1 l'anno scorso, o forse dovevo vederla dal vivo - poter sentire i miei idoli dalla quarta fila del teatro - per apprezzarli davvero e sentirli vivi nella mia mente e cuore. Bellissimo spettacolo, messa in scena davvero riuscita bene nonostante la troppa differenza con teatri come l'Arena di Verona o San Siro (mausoleo del teatro musicale moderno ormai), scenografie ben fatte e, ancora una volta ripeto, voci che ti fanno vibrare l'anima e ti fanno venire voglia - o almeno con me ci sono riusciti - di riprendere il libro tanto odiato a scuola per rileggere i versi del Nostro. La storia è nota a tutti - alzi la mano chi non l'ha odiata o comunque avuto difficoltà a digerirla! Confesso che io stessa sono una di quelli che non l'amava particolarmente, ma sono anche la prima ad essere rimasta entusiasta appena ricevuta la notizia della nascita di questo musical e felice dopo averlo visto. Il cd di ricordo era il minimo - in questo momento sta andando "Non s'ha da fare", inutile aggiungere altro.
Sei tutte le parole, ma questa sola basta:
Amore, amore, amore, amore..
Come dire acqua, terra, sole, luna.
Amore, amore, amore..amore mio...





LA DIVINA COMMEDIA 





Cast
Dante: Vittorio Matteucci
Beatrice: Stefania Fratepietro
Virgilio: Lalo Cibelli
Caronte: Fabrizio Flamini Reguis
Francesca: Manuela Zanier
Pier delle Vigne/Arnaut: Alberto Mangia Vinci
Ulisse/Manfredi: Alberto Lupo Janelli
Ugolino/San Tommaso: Vittorio Bari
Pia de' Tolomei: Noemi Smorra


"La Divina Commedia", opera musicale basata sull’omonimo poema di Dante Alighieri, racconta il viaggio del Sommo Poeta alla ricerca dell'Amore. Prologo e discesa all'Inferno nel Primo Atto; ascesa al Purgatorio e salita al Paradiso nel Secondo. Un susseguirsi di incontri con personaggi straordinari: i dannati e i beati più famosi della storia entrati nell’immaginario collettivo, presentati in un’indimenticabile e suggestiva cornice.
Naturalmente non è possibile rappresentare tutte le cantiche complete, ma sono state scelte solo alcune scene tra le più rappresentative della maestosa Opera letteraria, come ad esempio: Caronte, Paolo e Francesca, Pier delle Vigne, Il conte Ugolino, Ulisse, Pia de' Tolomei; anche in questo caso ho segnato il cast originale, per vedere quello del nuovo tour 2010/11 basta cliccare qui. Personalmente ho trovato molto bello l'adattamento dei versi in musica, molto coinvolgenti, ma sono rimasta non poco delusa da un paio di cose: la prima, ma a questo purtroppo non c'è rimedio, è stata quella di non vedere il grandissimo Vittorio Matteucci nei panni di Dante (mancanza rimediata grazie al cd), in quanto impegnato con il tour del poco prima citato musical dei Promessi Sposi. La seconda cosa, grande delusione, è stato l'adattamento scenico. 


C'è un motivo se l'opera viene chiamata "kolossal teatrale", ed è riferito al suo debutto nel 2007 a Roma con un adattamento davvero mai visto prima: è stato costruito un cosiddetto Teatro Tenda allestito ad hoc per lo spettacolo, con un impianto scenico di 24mt x 24mt con anello mobile inclinato del diametro di 18mt e gigantesche proiezioni sullo sfondo. Quando ho letto questo sul sito sono passata da un iniziale stato di shock, alla pura invidia per quelli che hanno potuto assistere in diretta a questo spettacolo sovrannaturale, fino alla triste constatazione del perché in un teatro di sole 22 file con un palco che sarà al massimo 15mt non era minimamente possibile riadattare un'opera del genere - anche e soprattutto, con un altro tipo di scenografie, più rudimentali. Ciò sminuisce di molto la rappresentazione, ma resta il fatto che rivivere Dante così è sicuramente una cosa che non si vede tutti i giorni, un modo piacevole di ripassarlo - come l'ha definito una signora seduta accanto a me. Mentre scrivo, adesso ascolto le parole di Pier delle Vigne:
L'invidia, la puttana che non toglie mai gli occhi dalla casa dei potenti, infiammò contro di me gli animi di tutti, finché l'unico Signore che amavo, credette che fossi un traditore. 
 
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Non mi soffermo oltre sul mio commento come recensione perché non voleva essere un'analisi, il punto che mi interessa è un altro, la riflessione di cui parlavo ad inizio post. Ancora per molti è così inusuale che un'opera letterario di questo genere venga messa in scena sotto forma di musical e ancora lo sarà, come qualsiasi novità ha bisogno di tempo per essere accettata e compresa come merita (non solo in positivo). La mia riflessione domanda è: che importanza può acquisire un'opera letteraria, di grande valore culturale, se potata a teatro? Questo la svalorizza o, al contrario, la innalza ancora di più? Il primo punto a suo favore, personalmente mi viene naturale pensarlo, è rivolto ai giovani. Sempre meno giovani vanno o conoscono il teatro, quindi questo potrebbe essere un doppio stimolo per le nuove generazioni: per tornare a popolare i teatri e per ampliare anche il bagaglio culturale-letterario. Durante la rappresentazione dei Promessi Sposi mi sono stupita di non vedere nessuno della mia età (per scoprire a fine spettacolo che erano tutti in galleria, probabilmente per il prezzo - altro punto che andrebbe seriamente valutato, o meglio accordato, per stimolare le nuove generazioni), come non ce n'erano per La Divina Commedia, anche se essendoci andata di domenica sera, spero vivamente che le rappresentazioni mattutine che sono state organizzate solo per le scuole (iniziativa lodevole e per niente scontata nei teatri) siano state molto più affollate.

Personalmente mi piace molto l'idea, queste due non sono le prime opere e non saranno le ultime, ma non sono ancora del tutto decisa riguardo all'importanza di esse se viste con gli "occhi" dell'opera originaria. Potrebbe essere davvero un'idea totalmente innovativa a livello didattico, ma mi chiedo anche cosa penserebbero Dante, Manzoni, Hugo vedendo tutto questo. Se potessi scegliere la prossima opera, confesso che mi piacerebbe vedere un musical tratto dal Don Chisciotte magari, con tutto il massimo rispetto per il mio caro Cervantes. 

E voi cosa pensate a riguardo? Al solito non voglio condizionare nessuno, però vi lascio uno spunto di riflessione. Due scene tra le mie preferite: da I Promessi Sposi la conversione dell'Innominato, interpretato da due magnifici Vittorio Matteucci e Christian Gravia (io mi stavo sciogliendo in lacrime quando li ho sentiti dal vivo); da La Divina Commedia il canto di Francesca da Rimini, semplicemente perché lo adoro!




lunedì, ottobre 10

Beastly

«Sono pecore che seguono il gregge. Votano per le persone cosiddette popolari perché è facile. La bellezza esteriore: capelli biondi, occhi azzurri, è sempre facile riconoscerla. Ma se qualcuno è forte, in gamba, è difficile vederlo».

More about Beastly

Titolo originale: Beastly
Autore: Alex Flinn
Anno: 2007
Data pubblicazione: 10/2010
Editore: Giuntu
Traduttore: T. Lo Porto
Pagine: 375
ISBN: 9788809742710
Voto: 4/5 stelle anobiiane




Trama
Kyle Kingsbury, ricco, bello e popolare si prende gioco di una ragazza piuttosto bruttina della sua classe di nome Kendra, una vera e propria strega in incognito. Lei allora lo maledice per la sua cattiveria, tramutandolo in una bestia; gli concede però due anni per rompere l'incantesimo, perché pochi istanti prima di trasformarsi, Kyle compie un atto di gentilezza, donando alla ragazza della biglietteria una rosa che la sua partner si era rifiutata di indossare per il ballo. L'unico modo di rompere l'incantesimo e ritornare alla sua bellezza è amare ed essere corrisposto.


Recensione
Da dove cominciare a parlare di questo libro? Ci sono così tante cose da dire! D'accordo, comincio con una confessione personale - tanto per annoiarvi un pò con le mie storielle (in fondo spero che non sia così): fino a pochi mesi fa, quando si parlava molto di questo libro, non avevo la minima intenzione di comprarlo; nella mia testa mi ero convinta che fosse uno di quei fantasy alla Twilight (lungi da me!) e nemmeno osavo avvicinarmi. Com'è cambiato tutto? Grazie, incredibile ma vero, al film omonimo tratto da questo libro. Lo confesso: ho una cotta pazzesca per Alex Pettyfer (Kyle Kingsbury) e a poco a poco mi sto vedendo tutta la sua filmografia! Obiettivamente, guardandolo, quale donna - se per miracolo divino lo incontrasse per strada - non cadrebbe ai suoi piedi?! :D 


Ok, dopo questa piccola disgressione, torno seria!
Sta di fatto che quest'uomo è riuscito a convincermi a guardare il film e a comprare il libro subito dopo perché me ne sono innamorata (della storia eheh); decisamente non sono una di quelli che dice dopo aver visto il film non ha senso leggere il libro, e questa è stata la mia personale ennesima prova che non farlo sarebbe un grandissimo errore. Bello sia il film che il libro, ma abbastanza diversi tra loro - come sempre il libro completa del tutto gli interrogativi che il film lascia un pò "liberi", se così possiamo dire. Ad ogni modo ritengo ottima la scelta di Alex nei panni di Kyle, sia per l'aspetto fisico che richiama perfettamente al canone classico di bellezza da "Dio greco" come è descritto Kyle, sia per la molto buona interpretazione del personaggio che trovo davvero ben fatta.


Andiamo al libro, finalmente! E' un romanzo per i cosiddetti "young adult", non per l'infanzia/adolescenza ma nemmeno per i più grandi. Kyle Kingsbury è il dio del liceo: bello, ricco, popolare, amato da tutte le ragazze, non esattamente un genio ma cosa importa? Per lui la bellezza e i soldi sono tutto, se sei bello hai il mondo ai tuoi piedi e se sei ricco con uno schiocco di dita ti ritrovi davanti tutto quello di cui hai bisogno all'istante, cosa può desiderare un ragazzo di più? Il mondo di Kyle viene improvvisamente distrutto quando gli capita di insultare pubblicamente una ragazza, Kendra, la quale è in realtà una strega decisa a punirlo per il suo orribile comportamento nei confronti delle persone da lui considerate inutili (i "brutti" e sfigati, come li definiremo noi, e i meno ricchi). Kyle viene trasformato in un orribile bestia, l'incantesimo durerà due anni al termine dei quali resterà per sempre una bestia a meno che non riesca a trovare una ragazza da amare e che lo ami nonostante il suo aspetto.
Io non avevo mai amato nessuno, anche quando ero normale, non avevo mai voluto nessuna accanto, per via di quello che ero, per tutto quello che avevo e perché ero bravo a spassarmela. E poi non m'interessava. Volevo solo quello che volevano le ragazze: divertirmi. Per il resto ci sarebbe stato tempo. Ma quante probabilità avevo di trovare qualcuno che mi amasse sul serio adesso? E forse ricambiare l'amore sarebbe stata la cosa più difficile.
Rivisitazione in chiave moderna principalmente dalla storia della Disney La bella e la Bestia, ma i richiami alla letteratura dell'orrore dell'8-900 sono frequenti, come Il fantasma dell'Opera di Leroux e Notre Dame de Paris di Hugo (altro motivo per cui ho adorato questo libro), ma anche Il ritratto di Dorian Gray di Wilde e Dottor Jekyll e mister Hyde di Stevenson - se non avessi già letto e amato questi libri, i continui richiami di Kyle ad essi sicuramente mi avrebbero convinto a leggerli, in particolar modo avrebbero scatenato in me un'immensa voglia di leggerli per sentire e condividere con lui i suoi sentimenti di bestia fuori e dentro - ottimo incentivo attrattivo, nonchè bella e non banale trovata per far entrare il lettore in empatia con il personaggio, per capire cosa prova e sentirlo quasi sulla nostra pelle. 


Adesso sapevo cosa volesse dire essere così disperati. Sapevo com'era appostarsi nelle tenebre, in cerca di un briciolo di speranza e senza mai trovare nulla. Sapevo com'era essere soli da poter uccidere.
Una bestia un pò Piccolo principe di Saint-Exupéry, che nella sua condanna riesce a trovare una cura al suo dolore, come quel piccolo bimbo rimasto nel cuore di tutti che diceva "Se qualcuno ama un fiore, di cui esiste un solo esemplare in milioni e milioni di stelle, questo basta per farlo felice quando lo si guarda.."
Tagliai una rosa bianca. «Una volta hai detto che ti facevo pena. Allora non avevo capito perché, ma adesso capisco. Avevi paura che non sarei mai stato capace di apprezzare la bellezza, questa rosa per esempio». Le diedi la rosa. Faticai a farlo: raccogliere uno dei miei gioielli sapendo che, così facendo, sarebbe morto. Ma avevo imparato a separarmene. Mi ero già separato da così tante cose. 
«Quella sera alla festa c'era una ragazza. Le diedi una rosa. Lei era così contenta. E io non capivo perché una rosa le stesse così a cuore, una stupida rosa che perdeva i petali. Adesso capisco. Adesso che ho perso tutta la bellezza della mia vecchia vita, la bramo come fosse cibo. Una cosa bella come questa rosa: quasi vorrei mangiarla, ingoiarla per intero perché rimpiazzi la bellezza che ho perso. Ecco cosa ha provato quella ragazza».
Una favola, solo una favola? E' possibile credere nelle favole ai giorni nostri?, mi sono chiesta qualche giorno fa. E' possibile vivere una favola nella nostra era contemporanea fatta di illusioni, falsità, irrealtà? La mia risposta è si. Beh, forse non verrà mai a prendermi sotto casa un uomo vestito tutto di azzurro sopra un cavallo bianco a farmi la serenata - e temo che non verrà mai nemmeno Alex!; la perfezione non esiste totalmente, concentrata tutta in un'unica persona, ma esiste nelle piccole cose che qualcuno può fare per noi: un mazzo di fiori, una cena fatta in casa, una passeggiata insieme, una piccola rosa. Quanto è vero che non ci rendiamo conto delle cose belle che abbiamo finché non le perdiamo, non solo la bellezza che perdiamo con la vecchiaia, per esempio (non certo con un incantesimo, non fino a questo punto), ma anche e soprattutto le belle persone, quelle che ci fanno sentire speciali anche con poco ogni giorno. Un bel libro per risvegliare, o far nascere, in noi riflessioni interessanti - dal crollo della bellezza/perfezione come canone unico, al valore e piacere della semplicità (che, come diceva Walt Whitman, è la gloria dell'essere - frase perfetta in se e soprattutto in questo contesto) e anche qualcosa legato all'amore per i grandi classici che, anche se dell'orrore, o forse a maggior ragione per questo, non possono mancare nel bagaglio culturale di tutti, dagli young adult ai più grandi; inoltre, come dico sempre, chiunque invogli alla lettura, in qualsiasi modo lo faccia, è sempre ben accetto, ed è da elogiare se lo fa bene in un libro per ragazzi in modo da indirizzarli da subito sulla giusta strada.
«Mi è piaciuto che quando Rochester e Jane vengono separati, lui va alla finestra e la chiama per nome: "Jane! Jane! Jane!". E lei lo sente e risponde pure. Il vero amore dovrebbe essere così, la persona amata dovrebbe essere parte della tua anima e dovresti sapere sempre cosa prova.»
E un pò come nel libro Se una notte d'inverno un viaggiatore di Calvino, anche io giravo le pagine con una curiosità matta di scoprire il prossimo libro. Quest'ultima frase è stata la mia ispirazione: stamattina sono corsa in libreria e ho comprato Jane Eyre, per la serie che non si finisce mai di imparare e scoprire cose dai libri. Grazie per il consiglio Kyle!


N.B.: se mai il mio principe azzurro leggerà questo, io amo le rose bianche! ;)



martedì, settembre 27

A volte ritornano..

Buon pomeriggio! Buenas tardes! Guten Abend! Good evening! Bonsoir!
Eh si, sono ancora viva e vegeta, carica e pronta a bazzicare nuovamente in questo mondo di poesia, arte e soprattutto libri. Mi sono concessa una piccola pausa estiva (e logicamente il blog è venuto in vacanza con me!), ma quante volte mentre stavo sul letto o sulla sedia sdraio, a leggere magari o anche solo a pensare, mi dicevo: "Avrei tanta voglia di scrivere un pò sul blog oggi, quasi quasi lo vado a fare"; ma puntualmente subentravano nuovi pensieri che mi distraevano e portavano a fare altro, lasciando questo spazietto sempre più arretrato. C'est la vie! Come direbbe la canzone: prima di partire per un lungo viaggio porta con te la voglia di non tornare più (sante parole, aggiungo io!) - ma una piccola pausa è concessa a tutti, giusto per ritrovare le forze per andare avanti.

L'estate purtroppo è finita, si torna alla solita vita di sempre: università (se Dio e la Gelmini vogliono!), si va alla ricerca di un nuovo lavoro che magari mi porterà lontano da questa città - particolare rapporto di odio et amo; chiudiamo una porta e apriamone un'altra: progetti per l'autunno? Che porti qualche sorpresa o novità? Chissà, chissà. Una cosa è certa, bisogna "vivere per raccontarla" come direbbe il mio buon vecchio amico García Márquez - oggi sono in vena di citazioni! Un autunno pieno di libri? Elementare Watson! 


Prima di andare momentaneamente, perché tornerò prestissimo con nuove recensioni, vorrei porgere il mio più caloroso benvenuto e grazie ai nuovi e vecchi lettori fissi del mio blog. Lo porgo educatamente anche agli spettatori silenziosi (se ce ne sono) che passano di qui senza lasciarmi traccia del loro passaggio; ringrazio anche voi, ma ricordo a tutti che questo è uno spazio personale dove condivido i miei pensieri, ergo guardare ma non toccare, please! Accetto con grande piacere lo scambio di opinione, ma se copiate il mio materiale è una mancanza di rispetto nei confronti della mia persona; quindi, sia che tu mi conosca personalmente o tramite il mio blog sia che tu passi di qua per la prima volta, chiedo a tutti di rispettare quanto ho appena detto.


Vi lascio solo un ultimo quesito, una sorta di indizio per il prossimo libro che recensirò: voi credete nelle favole? E' possibile vivere una favola anche ai giorni nostri? E' stato il mio dilemma amletico per tanti anni e forse finalmente è arrivata una risposta per quanto mi riguarda - come sempre, certe cose solo i libri te le possono davvero insegnare!
Detto questo, prepariamo la copertina e la tazza di thè caldo (in autunno e inverno non si legge senza di loro!!), libreria anobii sempre sott'occhio and let us enjoy the reading!



martedì, giugno 14

I miei libri sono i miei ricordi.. #1

"I miei quadri sono i miei ricordi" diceva Marc Chagall..i miei ricordi li conservo in altro modo, mi dicevo l'altra sera: li lascio tra le pagine di un libro, sempre a portata di mano ogni volta che lo desidero, basta aprirli e sfogliare..ho pensato di aprire questa nuova sezione del blog con i ricordi più belli di libri che leggo, quelli che mi sono rimasti nel cuore, che ricordo con piacere o che semplicemente mi strappano un sorriso (o una lacrima, perché no?) ogni volta che ci ripenso. Per motivi di studio ultimamente non sono molto costante nell'aggiornamento del blog, mi ero ripromessa di recuperare dopo l'esame ma non so ancora fino a che punto ciò sarà possibile, comunque spero di essere più frequente nell'aggiornamento delle mie memorie.



Per chi, come me, sogna che la vita sia come un viaggio, ogni tanto si sente un po' cinico e il sarcasmo proprio non lo manda giù. Per chi è un po' impaziente, un po' polemico e per chi ha voglia di divertirsi. Per chi è contento quando piove, perché si concede una lacrima per non piangere da solo. Per chi ha la testa dura e dei valori, per chi non si vergogna di tirarli fuori. Per chi è innamorato di almeno una cosa nella vita. Per chi come me è un po' scettico. Per chi, come me, cerca ancora la sua strada e ogni tanto si domanda se sta cercando qualcosa che esiste davvero. Se la verità fa male più di tanta ipocrisia che sia meglio perdonarsi che voltarsi e andare…via..
(Se una notte d'inverno un viaggiatore - I. Calvino)


Fuori albeggiava, il cielo era spennellato d'oro e il paesaggio disteso ai nostri piedi luccicava appena lavato dalla pioggia. Volammo sopra valli e montagne e scendemmo finalmente nel bosco delle antiche sequoie, dove la brezza soffiava tra i rami e un uccello audace sfidava l'inverno col suo canto solitario. Paula m'indicò il torrente, vidi rose fresche sparse sulla riva e una polvere bianca di ossa calcinate sul fondo e sentii la musica di migliaia di voci sussurrare tra gli alberi. Sentii che mi stavo immergendo in quell'acqua fresca e seppi che il viaggio attraverso il dolore finiva in un vuoto assoluto. Sciogliendomi ebbi la rivelazione che quel vuoto è pieno di tutto ciò che contiene l'universo. È nulla e tutto nello stesso tempo. Luce sacramentale e oscurità insondabile. Sono il vuoto, sono tutto ciò che esiste, sono in ogni foglia del bosco, in ogni goccia di rugiada, in ogni particella di cenere che l'acqua trascina via, sono Paula e sono anche me stessa, sono nulla e tutto il resto in questa vita e in altre, immortale..
(Paula - I. Allende)


Allora saltò oltre per precorrere le predizioni e appurare la data e le circostanze della sua morte. Tuttavia, prima di arrivare al verso finale, aveva già compreso che non sarebbe mai più uscito da quella stanza, perché era previsto che la città degli specchi (o degli specchietti) sarebbe stata spianata dal vento e bandita dalla memoria degli uomini nell'istante in cui Aureliano Buendia avesse terminato di decifrare le pergamene, e che tutto quello che vi era scritto era irripetibile da sempre e per sempre, perché le stirpi condannate a cent'anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra.
(Cent'anni di solitudine - G. García Márquez)


E la bellezza non è un bisogno, ma un'estasi. Non è una bocca assetata, né una mano vuota protesa, ma piuttosto un cuore bruciante e un'anima incantata. Non è un'immagine che vorreste vedere, né un canto che vorreste udire, ma piuttosto un'immagine che vedete con gli occhi chiusi, e un canto che udite con le orecchie serrate. Non è la linfa nel solco della corteccia, né l'ala congiunta all'artiglio, ma piuttosto un giardino perennemente in fiore e uno stormo d'angeli eternamente in volo.
(Kahlil Gibran


La prima lezione appresa da Michelangelo gli aveva insegnato che la forza e la capacità di resistere al tempo erano insite nella pietra, non nelle braccia o negli arnesi dell'uomo. Essa era la padrona, non lo scalpellino. Se questi si metteva in testa di trattarla con prepotenza, la pietra gli opponeva resistenza e frustrava i suoi sforzi. Se egli la batteva come un contadino ignorante batte le sue bestie, il ricco e caldo e palpitante materiale diventava opaco, smorto, brutto e gli moriva sotto le mani. Di fronte ai maltrattamenti e alle imprecazioni, alla fretta e all'antipatia, la pietra chiudeva in un duro involucro la sua morbida natura intima. All'affetto invece si abbandonava docilmente, diventando perfino più luminosa e sfavillante, acquistando forme fluide e armoniose. 
(Il tormento e l'estasi - I. Stone)


Sai, a dormire accanto a delle persone così stressate, regolando il mio respiro su quello del loro sonno, forse finisco con l'assorbire tutto il buio che hanno dentro. A volte, mentre mi dico che non mi devo addormentare, mi capita di appisolarmi leggermente e di fare dei sogni paurosi, surreali. Sogno di essere a bordo di una nave che sta affondando, di perdere delle monete che avevo raccolto, o sogno il buio che entra dalla finestra e mi soffoca... Mi sveglio col cuore in gola, spaventata. Si, ho proprio paura. E guardando la persona che dorme accanto a me, penso: Ma certo, quello che ho appena visto è il suo paesaggio mentale. E se penso a che visione desolata, dolorosa, brutale, quella persona porta dentro..ho paura.
(Sonno profondo - B. Yoshimoto)


L'amore è come un albero, nasce da sè, mette profonde radici in tutto il nostro essere e spesso continua a verdeggiare su un cuore in rovina. E quel che è ancor più inspiegabile è che più quella passione è cieca, più è tenace. Essa non è mai più solida di quando non ha in sè alcuna ragione.
(Notre-Dame de Paris - V. Hugo)

Per il travolgente, rovinoso desiderio di raggiungere la perfezione. Ma che cos'è la perfezione? E' il punto di fuga di una strada senza fine, è il miraggio che si sposta davanti a noi, è l'ultimo piolo di una scala circolare. La perfezione, vede, ha a che fare con l'infinito, ma l'infinito non è solo l'infinitamente grande. C'è anche l'indefinitivamente piccolo. La perfezione può richiamare l'idea di movimento, ma anche l'idea di rallentamento. La ricerca della perfezione procede con un ritmo che rallenta all'infinito. E' una progressione continua che tuttavia si riduce a mano a mano che si avvicina la meta.
(Canone inverso - P. Maurensig)

Allora ci troviamo nel futuro, ci domandiamo noi, che però abbiamo già visto dei film che ne trattano, e libri pure. Si, questa è la formula comune per spiegare qualcosa tipo quello che sembra essere successo qui, il futuro, diciamo noi, e tiriamo un sospiro di sollievo, ormai ci abbiamo messo il cartellino, l'etichetta, ma, a nostro parere, ci capiremmo meglio se lo definissimo altro presente, perchè la terra è la stessa, sì, ma i suoi presenti continuano a variare, alcuni sono presenti passati, altri presenti a venire, è semplice, lo capirà chiunque.
(Caino - José Saramago